SUGGERIMENTI

Poche menti, grandi app

Consigli per chi sviluppa app individualmente e in piccoli team

Creare un’app in totale autonomia può essere molto gratificante: immagina vedere finalmente la tua idea realizzata e conosciuta in tutto il mondo. Eppure questa è un’impresa enorme per un singolo individuo o per un piccolo team: ecco perché abbiamo parlato con tre sviluppatori che hanno creato le loro app da zero.

Frederik Riedel aiuta le persone a passare meno tempo sui social con la sua app OneSec: ritardare distrazioni, il suo amico Leo Mehlig ha creato il planner giornaliero Structured - Pianificatore per assicurarsi di fare abbastanza pause dalla programmazione e l’ex avvocato Kai Koch ha cambiato vita per diventare un creatore di app e ha cofondato il coach emotivo Ahead: Emotions Coach.

Ci hanno parlato dei loro percorsi per diventare sviluppatori e di come realizzare idee nel mondo delle app.

Frederik Riedel ha creato OneSec. Quest’app ti aiuta a eliminare le distrazioni e a creare abitudini più sane di utilizzo dello schermo.

Non è mai troppo presto per iniziare

Leo: ho iniziato a programmare quando avevo 14 anni e poco dopo ho conosciuto Frederick, entrambi avevamo vinto la Swift Student Challenge. Quella fu un’enorme fonte di motivazione. Poi a 15 o 16 anni ho incontrato altre persone che si occupavano di sviluppo o ingegneria in Apple, e ho fatto loro tante domande. Volevo diventare parte di quella community.

Frederik: non avrei mai studiato ingegneria dei software senza la borsa della Swift Challenge prima perché pensavo di creare app solo per hobby o come secondo lavoro. Conoscere altre persone in questo ambito mi ha motivato a continuare su questa strada. Mi ha fatto capire che posso guadagnarmi da vivere sviluppando app.

La croce e delizia dei team piccoli è che devi concentrarti su ciò che ha l’impatto maggiore.
– Kai Koch, creatore di Ahead
Kai Koch ha cofondato Ahead per aiutare le persone a esplorare e gestire le emozioni.

Realizzare un’app in autonomia non è impossibile

Kai: il motivo per cui mi sono affacciato allo sviluppo di app è che puoi creare prodotti molto grossi in termini di impatto e introiti con team davvero piccoli. A volte, quando vedo grandi aziende di app con circa 500 figure nell’ingegneria, mi chiedo sempre cosa faccia tutta quella gente!

Leo: all’inizio facevo tutto io: il design, la programmazione, l’assistenza clienti, il marketing... Ci ho messo quasi tre anni per avere un’altra persona sotto di me.

Frederik: il problema principale se lavori in autonomia è quando qualcosa non va e non sai perché. Cerco sempre di sviluppare app che mi riguardano, quindi che risolvano un problema che ho io o che siano legate a un mio hobby. Se non hai un rapporto con il tuo progetto, tendi ad arrenderti più facilmente.


Concentrati su ciò che conta

Leo: una grande sfida per uno sviluppatore indipendente è la quantità limitata di tempo, soprattutto se lavori in autonomia o con un piccolo team. Devi concentrarti su ciò che conta e pensare: “Ci serve questa funzione?”. Il prodotto diventa più mirato, il che, nel caso delle app di consumo, di solito è un bene.

Kai: la croce e delizia dei team piccoli è che devi concentrarti su ciò che ha l’impatto maggiore. In quel modo non crei troppe cose e non devi portare avanti funzioni poco usate.

L’app di Leo Mehlig Structured ti aiuta a pianificare la tua giornata, monitorare gli obiettivi e gestire le cose da fare: tutto può essere sincronizzato inoltre sui tuoi dispositivi.

Non avere paura di monetizzare

Kai: sono dell’opinione che i servizi vadano pagati. È un buon modo per capire se alle persone piace davvero quello che fai: ti aiuta a sviluppare per chi accetta di pagare e a non concentrarti necessariamente sulle funzionalità che usa solo chi non paga.

Frederik: lavorare senza investimenti esterni ti dà tanta libertà e questo è il modo migliore perché ti dà controllo totale e flessibilità. Quindi inizia subito a far pagare l’app, come consiglia Kai, perché questo ti dà la flessibilità finanziaria per continuare a lavorarci ed è un ottimo indicatore per capire se la gente è disposta a pagare e stabilisce delle aspettative sulla base del fatto che non è un’app gratuita.


Attenzione al burnout

Frederik: quando noti che hai lavorato troppo o non puoi andare più avanti, fai una pausa e di’ semplicemente: “Ok, è un problema che non posso risolvere oggi”. È facile ignorare le tue esigenze. Ci sono stati momenti in cui ho lavorato qualcosa come 80 o 90 ore a settimana solo perché a volte tutto procede così velocemente che senti di dover sfruttare quella scia.

Leo: ho creato un’app che ti incoraggia a fare delle pause e che ti ricorda che esiste un limite di energia. Quando non sono concentrato, cerco di smettere di lavorare ed esco o faccio qualcos’altro: è molto più facile uscire a fare una corsetta e poi tornare e risolvere un bug.


Gestisci bene frustrazioni e fallimenti

Kai: se hai un’idea e ti piace, ma non funziona, potresti cadere nella tentazione di manipolare i dati per farla andare. Poi però proverai parecchia frustrazione perché le persone magari non apprezzano la tua idea quanto te. Cerca di trovare il modo più semplice per dimostrare un’ipotesi e, se non si rivela vincente, forse non è il momento giusto per farlo o forse hai sbagliato ipotesi.

Leo: a volte fallire fa bene perché impari la lezione. Le nostre app sono un po’ le nostre creature, no? Le cresciamo e le amiamo. Se una cosa non va bene, non significa che tu abbia sbagliato o che tu non sia capace di sviluppare. Non prendertela sul personale.

Frederik: adotta un approccio onesto e se noti che qualcosa non va bene o non riesci a svilupparla fino al punto in cui diventa utile, abbandonala subito e prova qualcosa di nuovo.